Gli apprestamenti di difesa erano sul Grappa molto deboli. Il Capitano Ing. Niccolò Gavotti si rendeva conto dell’insufficienza delle sole trincee; anche il Generale Conrad aveva espresso una riflessione sulla condizione delle truppe paragonandola a “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”.
Inizialmente considerata un’idea folle, fu progettata da Gavotti come fosse “una nave da pirati” e subito costruita tra gennaio e giugno 1918 dal Genio Militare, su direzione dello stesso Gavotti, al fine di potenziare le difese sul monte in vista di una temuta offensiva avversaria – gli austro-ungarici volevano sfondare le ultime difese per poi dilagare in pianura – si rivelò immediatamente determinante il 15 giugno 1918 (“Battaglia del Solstizio”) e in seguito fino alla fine del conflitto.
È una vera e propria fortezza ipogea aperta a quasi 360° sui pendii del Grappa, con un asse disposto appena sotto il crinale della vetta per una lunghezza di circa 1.500 m e quindi costituiva un eccezionale camminamento sicuro per raggiungere le posizioni più avanzate, un osservatorio ideale sui vicini rilievi Pertica, Asolone, Beretta e Col Moschin, scenari delle battaglie sul massiccio del Grappa, oltre che verso il margine orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni, appena al di là di Canale di Brenta.
Planimetria sacrario e galleria fortezza realizzati sulla sommita’ del Monte Grappa

Nella galleria, detta anche il “Nocciolo del Grappa”, con sviluppo totale di ben 5.133 m per le sue numerose diramazioni, vennero posizionate 23 batterie con 92 pezzi di diverso calibro oltre a postazioni di mitragliatrice per la difesa ravvicinata, opportunamente disposte secondo le opportune direttrici a coprire tutti i settori, osservatori, attrezzature, impianti e servizi logistici.






