Opera realizzata nel 1885, secondo tecnologie ottocentesche, con molte parti in muratura e poi riadattata nel 1909 con calcestruzzo e corazzature; si prevedeva di armarlo con 6 cannoni e 2 obici da 149 mm per controllare il confine verso il passo Pian delle Fugazze e il massiccio del Pasubio.
Doveva cooperare con il vicino Forte Enna per il controllo della valle e con la sottostante Tagliata Bariola per lo sbarramento della strada, ma gli eventi lo esclusero immediatamente dai combattimenti per le posizioni assunte dagli schieramenti e la mutevole linea del fronte; venne quindi disarmato, adibito a polveriera con depositi di materiali e munizioni e i cannoni portati su posizioni di migliore utilizzo.

Di struttura molto complessa a base quadrangolare, su vari livelli, originariamente aveva un ponte levatoio e un fossato. Per meglio proteggerlo da granate sempre più devastanti venne in seguito riportato uno strato di terreno di circa 2-3 metri sopra la copertura. La struttura fu poi oggetto di demolizione parziale per il recupero dei materiali ferrosi (soprattutto le corazze per i cannoni).
Gli altri forti delle valli contigue al massiccio del Pasubio sono il già citato Forte Enna, oggi in discrete condizioni di conservazione sull’omonimo monte, costruito seguendo le più avanzate tecniche italiane (quindi con le caratteristiche dei forti Verena e Campolongo), e l’austro-ungarico Forte Pozzacchio (Werk Valmorbia) in Vallarsa, che arrivò ancora in fase di costruzione allo scoppio delle ostilità; questa opera, ipogea, è esempio dell’ultimo sviluppo della concezione di fortezza austro-ungarica.






