Il massiccio del Pasubio è sempre stato territorio di confine, con caserme di controllo della finanza sulla sommità, di cui si possono ancora trovare i ruderi.
Fu interessato dagli eventi bellici, in fasi alterne, per tutto il conflitto mondiale. Tutta la parte sommitale a ridosso dello storico confine con il Trentino, il Tirolo Italiano, fu teatro di aspri combattimenti senza significativi spostamenti del fronte; in alcuni punti le trincee dei contendenti distavano meno di 10 metri.
Le zone maggiormente interessate dagli eventi bellici, mete frequentate dagli escursionisti dove oggi si possono ancora importanti tracce e ferite, sono: Dente Italiano e Dente Austriaco, Sette Croci, Roite, Alpe di Cosmagnon, Lora, Corno Battisti, Col Santo e altre.
La prima fase del 1915 vide subito l’avanzata italiana fino a pochi chilometri da Rovereto, poi la successiva offensiva austriaca del maggio 1916, la famosa “Strafexpedition” o “Offensiva di Primavera”, riportò gli austro-ungarici in vista della pianura. Qui morirono migliaia di uomini; si parla di 37.000 tra morti, feriti e dispersi italiani. Sulle varie linee del monte, nel 1916, sembra fossero presenti circa 50.000 soldati, ridotti a sopravvivere in ricoveri di fortuna, in galleria, baracche e trincee intorno ai 2.000 metri di quota, servite da camminamenti, teleferiche, cisterne e acquedotti, strade di arroccamento, posti di guardia e caserme; furono realizzati dai contendenti anche improvvisati ospedali e cimiteri militari.
Per la lunghezza delle operazioni militari, per l’imponenza delle opere realizzate in condizioni estreme, per gli scontri intensi, ravvicinati e logoranti, il Pasubio è da allora considerata dagli austriaci “la montagna dei Kaiserjegher“ (i “cacciatori del kaiser”). Durante il fascismo furono realizzati l’arco romano, il cimitero sottostante e un manufatto incompiuto sulla vetta che doveva ospitare una sede museale.







