Dal GIORNALE DI VICENZA del 12 marzo 2017
Fu epica la costruzione. Epica la sua resistenza nel tempo. Ed è poesia quella che i camminatori di ogni età imbastiscono con parole e immagini lungo la Strada delle 52 Gallerie, anziana signora della Grande Guerra che compie in questa stagione 100 anni.
Sul Pasubio meridionale, così nudo ed esposto agli attacchi dell’artiglieria austriaca, tra febbraio e novembre 1917 fu necessario per difendere le linee italiane costruire 6 chilometri e mezzo di mulattiera, un terzo dei quali forando la montagna fra Bocchetta Campiglia e le Porte del Pasubio, arrivando fino a duemila metri. Fu un’opera di ingegneria militare inarrivata, firmata dalla 33ª Compagnia minatori del 5º reggimento dell'Arma del Genio, guidata dal tenente Giuseppe Zappa e poi dal capitano Corrado Picone. Zappa e i tenenti Ruffini e Ortelli sono nomi da ricordare anche per la quantità di fotografie che scattarono, documenti preziosi tra i tanti che alimentano l’attesa mostra che si aprirà a Schio il 26 marzo. Palazzo Fogazzaro ospiterà fino al 24 settembre “La Strada delle Gallerie ha 100 anni”, curata da Claudio Rigon, appassionato ricercatore che ha portato qui a termine un sogno, divenuto realtà nell’accurato catalogo edito dal Cai di Schio. Sono pagine destinate a diventare punto di riferimento d’ora in avanti per chi voglia occuparsi di Pasubio e di guerra.
All’impresa col Club alpino italiano rappresentato da Umberto Dalla Costa, partecipano il Comune di Schio col sindaco Orsi e l’Unione Montana Pasubio Alto Vicentino col presidente Cunegato; ma le collaborazioni sono numerose su molti fronti, a partire dai prestatori di reperti e documenti per finire con i fotografi di oggi - tra i tanti Campigotto, Asnincar, Tomba, Costa - che hanno riletto l’antico percorso di arroccamento. Anche il Cai nazionale ha fatto suo questo compleanno speciale, dedicandogli un servizio nella rivista mensile “Montagne 360”, e promuovendo la Strada tra gli itinerari del 2017.
La mostra, così come il libro che l’accompagna, godranno di una tripartizione molto semplice decisa da Claudio Rigon per facilitare il grande pubblico: la costruzione della strada, la nascita del mito nel dopoguerra e i temi del “dopo”, ovvero l’abbandono, la riscoperta e la manutenzione. È il 1917 il protagonista dell’evento, nel terzo anno di guerra per l’Italia, in un microcosmo vicentino nell’inverno più freddo del secolo. Le foto sono potenti e bellissime nel narrare come la roccia diventi progetto, poi sfida e quindi casa di tanti soldati, mentre gli attacchi non si fermano e continuano a mietere morti e feriti. Il Pasubio brulica di minatori ed esplosioni e pare di esserci dentro, leggendo le testimonianze dei diari degli ufficiali. Poi Rigon passa agli scatti di Mario Zuliani che tra il 1922 e il 1925 realizzò per il Cai di Schio un libro sulla Strada della Prima Armata, contribuendo a diffonderne la fama. L’immaginario è divenuto possibilità di camminare nella storia per migliaia di escursionisti da quando a metà degli Anni Trenta l’allora Ente provinciale per il turismo sostenne la manutenzione; un’altra rinascita si data al 1989 in cui quattro giornate di volontariato di Cai e Alpini riuscirono a ripristinare i tratti delle Gallerie abbandonati. Non c’è vicentino che non sia salito almeno una volta su questo sentiero, in una sorta di pellegrinaggio laico che la mostra a Schio spiegherà meglio alle menti oltre che ai cuori.
Nicoletta Martelletto






